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mercoledì 29 agosto 2018

Entropia e Sintropia.


Il tempo non è quasi mai un alleato dell'uomo.
Il tempo logora ciò che l'uomo ha costruito con fatica, seguendo quel naturale processo detto Entropia¹ : il processo naturale vuole infatti che l'ordine degradi più o meno lentamente verso il disordine. L' inverso in natura non accade: da un cumulo di macerie non si formerà un castello. Neppure aspettando mille anni.
Perché questo accada, ovvero perché si vada verso la Sintropia, occorre introdurre un fattore esterno, una forma di energia che annulli e inverta la tendenza al disordine: un lavoro.
Fin qui, chiunque abbia familiarità con la fisica "popolare" di base dirà che non c'è niente di nuovo. Il fatto è che questa introduzione di energia, di lavoro, non deve limitarsi al singolo momento in cui si decide di creare ordine dal caos: deve protrarsi nel tempo. E qui, ancora una volta, il tempo non è un alleato dell'uomo. Le generazioni, che hanno una durata relativamente breve, si susseguono dimenticando di apportare lavoro, prediligendo altre attività (magari più remunerative, fresche, innovative, che rispondono a logiche politiche diverse) e lasciando che l'entropia aumenti nei sistemi più datati. Si potrebbe quasi dire che è fisiologico, ma intanto il tempo e la natura si riprendono ciò che l'uomo ha faticosamente loro strappato.
Lo fanno in due modi, sostanzialmente, a seconda del rapporto fra i due elementi: uno violento e immediato contro il quale si può solo fare un po' di prevenzione (frane, terremoti, smottamenti, alluvioni, esondazioni) e uno più lento ma sistematico, che va considerato in fase progettuale e che richiede apporto di lavoro nel tempo (ossidazione, corrosione, sbriciolamento, erosione).
Non è finita: più ci si protrae in avanti nel tempo e più energia bisognerà spendere per frenare l'aumento di entropia finché, a un certo punto, il bilancio tra benefici e costi sarà in negativo.

Si dice che l'uomo viva troppo poco per poter comprendere l'effetto reale delle sue azioni e questo non è mai vero quanto lo è quando si tratta di grandi opere. Un uomo che progetti e realizzi un'opera destinata a durare mille anni ma che franerà dopo 100, non potrà certo essere incolpato di aver disatteso le aspettative, giacché sarà morto quando avverrà il crollo. Eppure la sua opera ha disatteso il 90% delle aspettative e si può quasi certamente affermare che abbia fatto un lavoro a cazzo di cane.
Ma quale testa chiediamo?
Perché quando viene giù un cavalcavia, un palazzo, un condominio che avrebbero dovuto durare ancora per secoli, chi ci resta sotto reclama giustizia. Vuole veder rotolare qualche testa, mi pare anche normale. Solo che il costruttore è morto, i progettisti pure, l'opera è passata di mano venti volte e tutti e venti quelli che l'hanno avuta in gestione giurano di aver fatto tutto il possibile per evitare che si sbriciolasse ma che era stata costruita con materiali ormai sorpassati, obsoleti, di scarsa qualità...

Qual è la soluzione? Opere decennali? Ventennali? Ponti di LEGO™ che ogni decade si smontano e si riparte dal set di mattoncini per comporne uno nuovo? Sarebbe una manna per il PIL: duemila mattoncini di LEGO™ giganti e due gru, un bando tra progettisti (proprio come fa l'azienda danese) e ogni decennio un ponte nuovo. Se crolla, il progettista è probabilmente ancora vivo e lo si può impiccare al pilone 7, a monito.
(A dire la verità, c'è un ingegnere italiano che ci ha già pensato due anni prima di me².)

O, più probabilmente, un bagno d'umiltà e molta meno spavalderia nel costruire opere che oggi sembrano ultramoderne e geniali ma che già tra pochi anni potrebbero rivelarsi obsolete e mal concepite. Pensate al ponte Morandi: capolavoro ingegneristico nel '67, ma già nei primi anni '70 considerato obsoleto, fatiscente, mal progettato (gli stralli in cemento, in particolare, di elasticità pressoché nulla rispetto a quelli in acciaio) e di scarsa portata. Ultimamente (2009) si era detto che il costo per la manutenzione aveva già superato i costi di realizzazione di una struttura nuova, quindi avevamo già raggiunto il punto in cui l'Entropia e il Tempo avevano vinto sull'uomo. Dopo quel punto è accanimento terapeutico.

L'ingegneria è una materia molto complessa e con la quale non mi misuro, non ne ho le competenze (al massimo posso prendermela con qualche designer, avendo un diploma in quel campo), ma l'aspetto umano quello possiamo provare a qualificarlo: dovremmo capire che siamo esseri effimeri e che il tempo ci è nemico in tutto. Quella che per noi è una vita, nell'economia del progresso scientifico e (allargando il campo) della storia dell'Uomo è una scorreggina nel vento. Come può quindi un uomo progettare un'opera che gli sopravviva?
Iniziando intanto a sostituire le priorità, sacrificando i benefici immediati per quelli a lungo termine. Un viadotto meno gargantuesco non snellirà il traffico tanto quanto vorremmo, ma sarà più gestibile negli anni per chi ci soppravvive. Costruirlo due chilometri più a valle invece che in mezzo alle abitazioni non sarà praticissimo per chi deve raggiungerlo più volte al giorno, ma magari abbatterà drasticamente il rischio di morti in caso di crollo.

Insomma, sono certo che oggi non esista ingegnere al mondo che non tenga conto di tutto questo, ma fin quando si mirerà alla grandezza, temo che otterremo anche grandi e proporzionate disgrazie.
 



La copertina della Domenica del Corriere, all'alba della progettazione del ponte Morandi, 1964



NOTE:
1- dovete passarmi l'accezione popolare del termine, anche se la correlazione tra l'Entropia (termodinamica) e il disordine è oggetto di discussione: si pensa infatti che ciò che apparentemente è degrado e caos in realtà non sia altro che la tendenza dei sistemi isolati ad assumere forme più "probabili". Resta il fatto che l'opera dell'Uomo non è quasi mai una forma "probabile" dal punto di vista della natura.
2- si tratta del progetto Speedybricks, dell'ingegnere italiano Flavio Lanese: link.

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Aggiornamento 8-9-2018: Renzo Piano annuncia un nuovo ponte per Genova che "Durerà mille anni". Lui ne ha 80. Già. Già.

martedì 28 agosto 2018

Newton e il serpente tentatore.

Il mondo come lo abbiamo conosciuto noi che siamo vivi oggi è un enorme calderone di concetti a compartimenti stagni, insolubili e granitici.
Oddio, sta per arrivare uno di quei pipponi sulla psicologia dei paradossi, la negazione, l'ipocrisia..
Ma figurati, e chi ce l'ha una laurea in psicologia. Ma comunque, sì: arriva il pippone.

Possibile che convivano nel medesimo tempo e nella medesima epoca concetti come il Big Bang e il Creazionismo (N.B.: perfino il correttore automatico sa benissimo quale delle due locuzioni è un errore)? Come la Relatività e la Genesi di Adamo? Come la termodinamica e l'arca di Noè?
Possibilissimo. Ma questo lo sappiamo, cari fanciulli miei... che diavolo di blog sarebbe questo se si limitasse a considerazioni tanto inflazionate? C'è un tizio, in America, che sfrutta la fisica dei razzi a propulsione per vincere la gravità e cercare di lanciarsi nella stratosfera per dimostrare che la Terra è piatta... ci ha già pensato lui a chiarire che gli ossimori possono quantificarsi, anche fisicamente.

No, dobbiamo scavare di almeno un altro livello per intuire il grado di disastro in cui versa la nostra condizione. Dobbiamo prendere uno di questi compartimenti stagni, tipo la Religione (uno a caso), e sezionarlo... Renderci conto che anche quel comparto è a sua volta un recipiente di altri compartimenti stagni.
Ci sono quelli che dicono di essere cattolici, ok? Le chiese ne sono piene, quando c'è messa. E i bambini? Vorrai battezzarli nel Cristo, no? Metti che domani arriva il Giudizio Universale e tuo figlio non è stato mondato dal peccato originale, commesso da un tizio e una tizia tanto tempo fa in un giardino immaginario, istigati da un pitone. Come si fa, vanno battezzati.
Ok, ci son questi qui, dicevo, che giusto domenica hanno assistito a un discorso del loro massimo capo spirituale che ha detto loro una cosa molto bella, che perfino un gretto mangiapreti senza Dio come me trova sacrosanta: i più deboli vanno aiutati, è un DOVERE. Specie per i cristiani.
Ma, come se non bastasse, anche i Vescovi hanno reagito di conseguenza lanciando un'invettiva (sì, vabbè, chiamiamola tiratina d'orecchi) sulla vicenda Diciotti, fino addirittura a risolvere l'impasse e prendersi in carico parte dei rifugiati.
E, voglio dire, ci sarà anche qualche prete di provincia che durante una messa avrà detto che chi non ha nulla ed è scappato dalla propria casa sfuggendo a morte e persecuzione ha diritto a un minimo di pietà umana.
Quindi, in pratica tutta la catena di comando del Cattolicesimo è concorde sul dovere morale di aiutarli ed accoglierli, tranne gli ultimi... I soldati semplici, quelli senza galloni (ma con la bandierina accanto al nome) che dicono di volere il crocifisso nelle aule e nei porti. Loro la catena di comando la scavalcano, prendono ordini solo da Dio in persona, che adesso parla per bocca del Ministro dell'Interno.

Risparmiamoci tutto il carrozzone, allora: si stima che ci costi sul miliardo all'anno... Investiamo il Ministero dell'Interno anche dell'incarico di Ministero della Fede e via. Via le chiese, via lo Stato Vaticano, via i conventi: sportelli informativi ad elevata automazione. Infili tre euro e ti levano anche il malocchio.
E poi basta con questa storia dell'essere buoni con chi ha meno di noi... dopotutto, cosa può darti in cambio uno che non ha nulla? Mica è come fare un favore all'assessore, che poi magari ti mette il figlio a fare le fotocopie in Comune. O invitare a pranzo un primario, che ci può sempre essere bisogno di saltare qualche coda.
Un eritreo che coda può farti saltare? Quella del cane? Non ha neppure quello.




Mike Hughes, il terrapiattista esperto di razzi a propulsione.


La zebra col complesso di inferiorità

 La storia della letteratura è piena di frasi illustri, da Lev Tolstoj a Bertrand Russell passando per Johann Goethe, che esaltano la mente ...